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9 settembre 2004

Dalla mia riva

Nei pomeriggi in spiaggia, o meglio, nei miei pomeriggi sugli scogli di Cervo, mi divertivo a rendermi invisibile, a sparire dietro i miei occhiali da sole per ascoltare, osservare chi mi circondava. A volte, l'oggetto della curiosità era una coppia di ragazzini, i loro discorsi, le dinamiche dei loro gruppi. Magari era la famigliola torinese che criticava Chiamparino perchè aveva messo la parabola sul tetto e cosa pretende di fare il sindaco con quella faccia da borgataro. La signora ultrasessantenne, capelli tinti di un rosso impossibile, la pelle ridotta come cuoio, dal troppo sole. Il tipo che mostra alla moglie la maschera da sub che ha trovato sul fondo e che varrà almeno 25.000 lire. Belli, sopra ogni cosa, gli approcci, goffi o vincenti, simpatici o invadenti.


Un pomeriggio, due o tre scogli più in là, una bella donna, intorno ai 35, legge, da sola. Il suo vicino, un quarantenne con la faccia da commercialista, stomaco prominente su un fisico comunque sportivo. Alla prima occasione, rivolge la parola alla donna, che risponde, sorridendo. Parlano, probabilmente del libro che lei sta leggendo e rigira tra le mani. Il tipo comincia a sentirsi più sicuro, si mette a sedere, rilassato e tranquillo. Ride, la fa ridere. Anche la donna si mette a sedere, abbracciando le proprie ginocchia. Il commercialista allora prova ad avvicinarsi, cerca di guadagnare confidenza ed appoggia la mano sullo scoglio di lei, varcando il confine, ma lei si allontana, si appoggia all'indietro. La conversazione si raffredda in fretta, ora parlano di qualcosa di serio, forse del lavoro di lui. Lei torna a sdraiarsi, lui continua a raccontare, guardandosi intorno, infine decide che è arrivato il momento di un bagno, lascia gli occhiali sul telo e si tuffa. La donna torna al proprio libro.




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3 settembre 2004

Piccola città, due piccole storie

Pigro passeggio sotto i portici, dopo la colazione. Giornale sotto il braccio, bermuda, occhiali da sole. Incontro un vecchio compagno di scuola, non lo vedevo da anni ed è stato curioso ritrovarlo dopo più di quindici anni. Capelli radi, sigaro in bocca, le dita gialle di fumo. Ha sempre avuto l’aria un po’ malata, un che di troppo morbido nei tratti, anche ai tempi del liceo. Ha la mia stessa età e vive con la madre, non si è mai sposato, non l’ho mai visto con una donna, anzi, l’ho visto quasi sempre da solo. Scherzo, gli racconto qualcosa del mio allegro celibato e lui risponde anch’io mi vedo con delle persone. In quel momento, ho come l’impressione che in quelle parole, in quel modo di dire, mi vedo con delle persone, ci sia la risposta del perché io l'abbia visto sempre da solo.


E' una chiacchierona. Quando passo a salutarla, nel suo negozio, mi preparo in anticipo: almeno un’ora a disposizione ed una scusa per andare via. E’ simpatica, marchianamente brutta, affezionata a me e Oiraid, so che si informa sempre su come ce la passiamo. Le chiedo come vada con il suo compagno, sono sedici anni che stanno assieme, sei che convivono. Bel risultato, le dico, confrontandolo con i miei terremoti. Il paragone, però, da’il via al racconto di come i due vivacizzino il rapporto, una volta o due al mese, frequentando un locale di scambisti. Provo una leggera nausea, non per moralismo, ma al pensiero di quella donna, così brutta, offerta agli altrui desideri, e lui fascista integerrimo, che sta lì,  a guardare.




permalink | inviato da il 3/9/2004 alle 8:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


23 agosto 2004

Frammenti di un dialogo (Moleskine)

La scena è un paesino diroccato, alle 3 del mattino. Io ed L., da soli, ci siamo conosciuti la sera prima, a cena con un amico.

- Che cosa hai pensato quando mi hai visto?

- Che eri carina. E mi è piaciuto come hai risposto alle prime battute.

- Tutto lì?

- No. Mi sono accorto subito che avevi formulato un pensiero su di me.

-  Cioè?

- Hai pensato qualcosa, quando mi hai visto. Ti sono piaciuto.

- In effetti… Quando ti sei alzato e ti sei presentato, ho pensato che ...... avesse un amico molto carino…

- Ed hai aperto una porta. In quel momento, mi hai dato una possibilità. Io mi sono limitato ad approfittarne.

- Tutto in quel momento?

- Tutto in quel momento. Potevo sprecarla, quella possibilità. Potevo dire qualcosa di sbagliato, essere volgare…

-  Non è stato così.

-  Se siamo qui, vuol dire di no. So di essere stato aggressivo, ma pensavo che non ti dispiacesse. Se mi fossi accorto che ti stavo dando fastidio, mi sarei fermato.

- Ne sono certa, ma non volevo che ti fermassi. Mi hai travolto, non ho avuto il tempo di pensare. Quando siamo arrivati a casa, non capivo più niente. ...... mi parlava dell’odore del grano ed io gli ho risposto che sentivo solo il tuo profumo. Ed era vero.

- Io non sarei andato a dormire.

- Neanch’io, ma dovevo. Sai che non sono in casa da sola ed erano già le quattro…

- Solo per questo ti ho lasciato andare.

- Sono passate solo 24 ore e sono qui, con uno sconosciuto.

- Non proprio.

- Insomma…. So come ti chiami, dove vivi, che sei amico di ...... da tanti anni… Sono qui solo perché mi fido di lui. E fino a 24 ore fa non sapevo neanche che esistessi.




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I Libri :

Dell'amore e altri demoni, G.Garcia Marquez

L'amore ai tempi del colera, G.Garcia Marquez

Amori Ridicoli, Milan Kundera

Il valzer degli addii, Milan Kundera

La musica :

The melody at night, with you, Keith Jarrett

Oporto, Madredeus

Sestri Levante, Roberto Vecchioni

Dentro gli occhi, Roberto Vecchioni

Canto notturno (di un pastore errante dell'aria), Roberto Vecchioni

Stagioni, Francesco Guccini

I Luoghi :

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