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6 dicembre 2004

Inquisizioni quotidiane.

Ha piovuto tutto il week end. Ininterrottamente. Ero a casa con l'influenza, per di più. Da solo, senza alibi o testimoni, senza uno straccio di prova, una qualsivoglia pezza d'appoggio che certificasse la mia esistenza in un qualche angolo del pianeta che non fosse, sabato sera, il divano, la copertina di pile con gli orsi bianchi e Adriano che strapazzava il Messina. Dovevo immaginarlo, potevo sospettarlo, che questa Italia giustizialista avrebbe approfittato di una tale lacuna.

Ore 7.30, scendo nel parcheggio e trovo un biglietto fradicio infilato sotto il tergicristallo.

Sono xxx, proprietario della BMW grigia completamente rovinata. Mi chiami urgentemente al numero xxxxxxxx.

Salgo in auto, allaccio la cintura e, da buona persona onesta, chiamo il numero.

- Signor xxx? Ho trovato il suo numero sotto il tergicristallo. In cosa posso esserle utile?

- Vede, qualcuno ha segnato la mia auto e spaccato il fanale anteriore.

- Quindi?

- I segni sono blu, come la sua auto.

- ...la mia non ha segni.

- Sì, sul paraurti anteriore, sotto il faro.

- E' vecchio di un anno e mezzo, quel segno, fatto in un garage di Via Massarenti...

- Non c'è ruggine. Se avesse veramente un anno e mezzo...

- E' di plastica....

- Ho confrontato l'altezza dei segni, corrispondono...

- Quando sarebbe successo?

- Sabato notte.

- Ero a casa, con l'influenza.. Non muovo l'auto da venerdì.

- Ne è sicuro?

- Faccia lei. Ho qua il certificato del medico, lo vuole vedere?

- Il danno è veramente importante e la sua è l'unica macchina blu nel parcheggio. Sabato pioveva, non si vedeva bene... Può succedere.

- Poteva succedere se avessi usato l'auto. Se posso esserle utile, ben volentieri... Anzi, facciamo una cosa: ci vediamo nel parcheggio e confrontiamo i segni, così si tranquillizza.

- L'ho già fatto, corrispondono.

- Non so che dirle, allora, se non che non sono stato io.... Buona giornata.




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3 dicembre 2004

L'inferno dei viventi

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino, Le città invisibili




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2 dicembre 2004

Quando il bambino era bambino

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.

Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.

Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. non aveva abitudini. sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande: perché io sono io, e perché non sei tu? perché sono qui, e perché non sono lí? quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? la vita sotto il sole, é forse solo un sogno? non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro? c'é veramente il male? é gente veramente cattiva? come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? e che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?

Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.

Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. ed é ancora cosí. le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí. a ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. e questo, é ancora cosí. sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi. aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia. e ancora continua a vibrare.

[Lied vom kindsein di Peter Handke dal film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders]

Grazie a Mardin.




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I Libri :

Dell'amore e altri demoni, G.Garcia Marquez

L'amore ai tempi del colera, G.Garcia Marquez

Amori Ridicoli, Milan Kundera

Il valzer degli addii, Milan Kundera

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The melody at night, with you, Keith Jarrett

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